Perché bisogna parlare di killer robot e delle tecnologie di

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Perché bisogna parlare di killer robot e delle tecnologie di

Messaggioda Bron ElGram » martedì 5 dicembre 2017, 21:17


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Perché bisogna parlare di killer robot e delle tecnologie di automazione bellica
I killer robot sono uno degli scenari futuri per la guerra e una campagna internazionale ne chiede la messa al bando preventiva. Se ne discute anche in Parlamento in questi giorni

Nel dibattito sul ruolo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione nell’immediato futuro occorre includere anche la guerra e il modo in cui queste tecnologie potrebbero inserirsi nei conflitti bellici del futuro, affiancandosi, se non sostituendosi, agli esseri umani. L’automazione crescente interesserà infatti anche gli armamenti che utilizzeremo sul campo di battaglia, dove sempre persone in carne e ossa saranno coinvolte. Per questo le fully autonomous weapon, spesso chiamate “killer robot“, armamenti che possono selezionare e ingaggiare bersagli senza ulteriore intervento di un operatore umano, sono uno scenario potenziale e non ancora regolamentato che pone in ogni caso già da ora dei problemi etici e legali fondamentali.

Del tema si è discusso nelle scorse settimane a Ginevra, in occasione della riunione della Convention on Conventional Weapons (Cww) delle Nazioni unite, dove i rappresentanti di 86 Paesi e Ong hanno discusso degli sviluppi di questo genere di armamenti e del loro potenziale impatto sulle guerre del futuro.


La questione è di attualità anche in Italia, per via di una mozione firmata da Stefano Quintarelli calendarizzata per la votazione alla Camera per oggi in cui si chiede al Governo di spingere sul piano europeo per una moratoria internazionale dello sviluppo di sistemi d’arma di questo tipo e di impegnarsi “ad assumere iniziative per introdurre nella normativa nazionale la previsione di un divieto dello sviluppo e della commercializzazione di questi sistemi”.

Da diversi anni la campagna Stop Killer Robots sta cercando di tenere viva l’attenzione sugli scenari potenziali dell’automazione della guerra e sulle preoccupanti ripercussioni etiche dell’utilizzo di questi armamenti, chiedendo una messa al bando preventiva di questa tecnologia. Mary Wareham, Advocacy Director of the Arms Division di Human Rights Watch, è coordinatrice internazionale della Campagna. L’abbiamo intervistata per fare il punto sullo sviluppo dei killer robot e sulle ragioni per la quale la messa al bando è una necessità urgente.

Cosa sono gli autonomous weapons system e quanto avanzato è il loro sviluppo?

“Si tratta di armamenti che sono capaci di selezionare i loro obiettivi e usare la forza senza nessun input umano o alcuna interazione. È opinione comune che a questi armamenti manchi un controllo umano significativo sulle funzioni di combattimento più critiche, come la selezione e l’ingaggio degli obiettivi. Già nel 2012, in un nostro report sul tema, avevamo incluso una serie di armamenti con crescente livello di autonomia in fase di sviluppo negli Usa, in Cina, Israele, Corea del Sud, Russia, Regno Unito e altrove e li descrivevamo come ‘precursori’ di si sistemi interamente autonomi. La nostra preoccupazione non erano i robot killer ‘senzienti’, ma ci interessava fornire questi esempi per mostrare come il ruolo umano nel selezionare e colpire gli obiettivi stia diventando meno centrale e per sottolineare la nostra preoccupazione nei confronti della possibilità che le macchine possano prendere il sopravvento su queste funzioni critiche”.

Cosa chiede la campagna Stop Killer Robots? E perché, a vostro dire, occorre una messa al bando preventiva di questa tecnologia?

“La campagna Stop Killer Robots è una coalizione internazionale di Ngo lanciata nell’aprile del 2013 che chiede una messa al bando preventivo sullo sviluppo, produzione e uso delle fully autonomous weapon. ‘Preventivo’ significa che ci riferiamo ad armamenti futuri e non a quelli attualmente esistenti. Siamo molto preoccupati per le problematiche etiche, legali, operative, tecniche e per la proliferazione di questi armamenti e pensiamo che un divieto possa dare risposte migliori che sperare che le legge attuali siano sufficienti o che appaiano regolamentazioni specifiche.

“Alcuni sostengono che una messa al bando preventiva potrebbe significare rinunciare ai possibili vantaggi militari di questa tecnologia. Di norma, vengono elencati potenziali vantaggi e benefici del loro utilizzo come 1) poter operare con maggior precisione di altri sistemi; 2) sostituire i soldati sul campo e proteggere quindi le loro vite: 3) processare dati e operare con maggior velocità rispetto agli armamenti gestiti da umani; 4) operare senza possibilità di intromissione dopo l’attivazione e 5) poter essere utilizzate su scala maggiore e a costi più bassi rispetto ai sistemi soggetti a controllo umano. Queste caratteristiche, però, non sono uniche degli autonomous weapons system e presentano comunque i loro rischi. Altri armamenti forniscono gli stessi benefici pur mantenendo un essere umano nel processo che porta alla decisione di sparare”.

Quali sono gli aspetti più preoccupanti di questa tecnologia?

“Le fully autonomous weapon sollevano diverse preoccupazioni, dato che è difficile pensare che possano rispettare le leggi umanitarie internazionali e i diritti umani, mentre la loro capacità di agire autonomamente interferirebbe con la loro accountability legale. Questi armamenti supererebbero anche una soglia morale e i loro costi umanitari e in termini di sicurezza sarebbero anche maggiori dei benefici militari ottenibili. Chi respinge queste preoccupazioni dipende da argomentazioni speculative sul futuro della tecnologia e la falsa presunzione che gli sviluppi tecnologici possano affrontare anche i pericoli posti da questi armamenti. La difficoltà di programmare tratti umani come la ragione o il giudizio nelle macchine significa che le fully autonomous weapon non potranno rispondere in modo affidabile alle leggi umanitarie internazionali e a quelle sui diritti umani. Una varietà di attori ha sollevato obiezioni morali forti e pervasive su questi armamenti, in particolare nei confronti della loro mancanza di giudizio, empatia, minaccia alla dignità e assenza di capacità di prendere decisioni morali”.

Qualora dovessero diffondersi, che impatto potrebbero avere i killer robot sulle guerre del futuro? Come sono destinati a cambiare i conflitti di domani?

“Dato che questi armamenti potrebbero avere la capacità di compiere determinazioni complesse in ambienti meno strutturati, la loro velocità potrebbe spingere i conflitti armati fuori controllo. Dato che possono operare senza controllo umano, le loro azioni non sarebbero temperare dalla comprensione dei rischi umanitari, politici, socioeconomici e ambientali nel momento di ingaggiare. Questo potrebbe dare il là a una serie di conseguenze non volute, molte delle quali potrebbero alterare in modo fondamentale le relazioni tra gli stati e la natura dei conflitti in corso. Dato che i Paesi non vorrebbero restare indietro nei confronti di una tecnologia militare potenzialmente vantaggiosa, lo sviluppo di queste armi rivoluzionarie potrebbe portare a una corsa agli armamenti.

“Gli eserciti più high tech potrebbero pensare di essere in vantaggio all’inizio dello sviluppo di queste armi, ma gli esperti prevedono che quando scenderanno i costi e la tecnologia si diffonderà, gli armamenti saranno prodotti in massa. Una corsa di questo tipo porta con sé a sua volta numerosi rischi: se queste armi potrebbero sì creare un vantaggio militare immediato per alcuni stati, questi dovrebbero anche riconoscere che si tratterebbe di un vantaggio a breve termine in caso di proliferazione della tecnologia. Infine, i costi umani e finanziari dello sviluppo di questa tecnologia lascerebbero tutti i Paesi i condizioni peggiori”.

https://www.wired.it/attualita/politica ... aign=daily
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