Le staminali possono davvero resuscitare qualcuno? Una speri

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Le staminali possono davvero resuscitare qualcuno? Una speri

Messaggioda Bron ElGram » domenica 18 giugno 2017, 11:16


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Le staminali possono davvero resuscitare qualcuno?
Una sperimentazione clinica vorrebbe provare a riportare in vita i morti con le cellule staminali: ambizione o illusione?


Tra grandi speranze e amare delusioni la ricerca sulle cellule staminali ha fatto innegabili passi avanti; allo stesso tempo le enormi aspettative sull’utilizzo di queste cellule a scopo terapeutico ha spesso creato l’illusione di nuove cure dietro l’angolo. La truffa di Stamina è stata possibile anche grazie a questa deformazione e forse anche il caso di Paolo Macchiarini non è del tutto indipendente dalla costante attenzione che ricevono questo tipo di terapie. L’annuncio di un prossimo trial clinico in America Latina dove le staminali dovrebbero essere usate addirittura per tentare di resuscitare cervelli clinicamente morti, è stato quindi accolto con molto scetticismo, per usare un eufemismo.

L’idea di questa bizzarra sperimentazione è della compagnia Bioquark, e prevede, oltre all’iniezione di cellule staminali mesenchimali nel midollo spinale, l’iniezione di un cocktail di particolari proteine cbrandizzato Bq-a, la stimolazione elettrica dei nervi e la laser terapia transcranica.

Secondo gli ideatori l’utilizzo coordinato di queste procedure avrebbe la possibilità di rimettere in moto un cervello che ha cessato le sue funzioni, offrendo allo stesso tempo la possibilità di imparare qualcosa sui disturbi neurodegenerativi, per esempio l’Alzheimer.

Come racconta anche Stat News, il progetto Reanima della compagnia aveva tentato di mettere in piedi un trial simile l’anno scorso in India, ma non si è mai concretizzato. Ottenere il permesso dei famigliari di 20 persone dichiarate cerebralmente morte si era dimostrato più complicato del previsto, e le autorità indiane alla fine hanno fermato la sperimentazione prima che cominciasse a causa di diverse irregolarità, tra cui la mancata richiesta del via libera da parte delle autorità di controllo.

L’obiettivo principale dichiarato è certamente bizzarro, ma battute sul dottor Frankenstein e Herbert West a parte esiste davvero una base scientifica che giustifichi anche solo concepire un trial del genere? Secondo gli esperti che si sono espressi finora la risposta sembra essere decisamente negativa, per diversi ragioni.

Nessuna sperimentazione analoga su un modello animale è mai stata condotta, quindi al momento il tutto si basa su ipotesi che avrebbero sì una base scientifica, ma sono allo stadio di pura speculazione. Himanshu Bansal il chirurgo ortopedico indiano che l’anno scorso avrebbe dovuto effettuare la sperimentazione (con l’equipaggiamento fornito da Bioquark), sembrava anche scarsamente qualificato per un’impresa di questo tipo. Come ha riportato Wire tutti i suoi studi sulle staminali sono pubblicati sulla rivista spazzatura Journal of Stem Cells e sul suo sito suggerisce che terapie a base di staminali sarebbero utili tanto per l’autismo quanto per l’invecchiamento, fino ad arrivare all’allargamento del seno e del pene.

Bioquark sottolinea che, stando alla letteratura scientifica, le procedure previste nel trial hanno dato risultati incoraggianti per il ripristino di alcune funzioni cerebrali (ovviamente in soggetti vivi) dopo un grave trauma, ma come ha affermato l’anno scorso il bioeticista Amar Jesani a Science:

[…] una volta che si è verificata la morte del tronco encefalico, e non c’è coscienza né cognizione, non ci si può basare su una manciata di studi tra loro scollegati. Perché non possono unire questi interventi ed eseguire studi adeguati negli animali?

Oltre alle obiezioni scientifiche, bisogna considerare quelle di natura etica. Se mai un trial sarà effettuato, la stessa Bioquark ammette che le possibilità di successo sono remote, ma cosa succederebbe nell’improbabile ipotesi che il trattamento riuscisse a ripristinare alcune funzioni? A meno di un successo completo, il trial potrebbe concludersi con alcuni pazienti non più cerebralmente morti, ma con gravi danni permanenti che richiederebbero una costosa assistenza sanitaria.

Per questo motivo in India Bansal aveva alla fine previsto una polizza assicurativa, ma quale sarebbe l’effetto sui famigliari? C’è anche da chiedersi quanto sia responsabile sventolare davanti ai cari del defunto/cavia la possibilità di resuscitarlo (in che condizioni, non è dato saperlo), senza contare che andrebbe anche interpretata correttamente la volontà del caro estinto, visto che non può esercitare il diritto al consenso informato.

Nonostante tutti i problemi emersi, Bioquark sembra comunque fermamente intenzionata a cominciare un nuovo trial ReAnima in America Latina. Secondo quanto dichiarato dal Ceo Ira Pastor, la scelta del luogo di sperimentazione è nelle sue fasi finali e i dettagli della sperimentazione saranno diffusi nei prossimi mesi.

Annunci ricorrenti come questo ricordano molto quelli di analoghe imprese (fanta)scientifiche, come il trapianto di testa, la clonazione dei mammut, la crioconservazione dei cadaveri: se non altro la pubblicità è assicurata.

https://www.wired.it/scienza/medicina/2 ... aign=daily
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