Una multa per il genitore che posta sui social le foto figli

Una multa per il genitore che posta sui social le foto figli

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 8 gennaio 2018, 20:16


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Una multa per il genitore che posta sui social le foto dei figli
Apre la strada il tribunale di Roma ed è giusto così: la tutela del minore viene prima di tutto, anche del narcisismo dei genitori

Si sta creando una giurisprudenza sempre più corposa (e curiosa) intorno al tema bambini, minori e social network. Da una parte perché i genitori sembrano aver smarrito (anzi, non aver mai sviluppato) una bussola sul modo in cui gestirne la presenza sulle piattaforme. Dall’altra perché la loro immagine digitale è divenuta pietra di scambio e di contesa nelle cause di separazione e divorzio.

Sembra tutto molto complesso, ma la sostanza è che i diritti dei minori sono stati stravolti dalla transizione tecnologica e siamo ancora lontanissimi dallo sviluppare un’ecologia del loro rapporto con gli ambienti digitali in cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate.

L’ultima notizia in ordine di tempo non poteva che arrivare da un Tribunale. Quando la politica latita e l’educazione fatica sono le toghe a intervenire a gamba tesa. Il Tribunale di Roma, con un’ordinanza del 23 dicembre 2017 (procedimento 39913/2015) ha stabilito che non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini dei figli ai genitori che ne abbiano fatto un uso distorto ma può anche condannarli al pagamento di una somma proprio in favore dei minori.

La vicenda (non del tutto chiara) riguarda un 16enne e la sua richiesta d’aiuto – tale da domandare perfino di potersi “rifare una vita” negli Stati Uniti – contro una madre che ne esponeva in modo eccessivo l’esistenza online. Il giudice ha ordinato la rimozione di foto e video e vietato ulteriori pubblicazioni, pena 10mila euro di risarcimento al minore, attraverso un tutore, e al marito.


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Una multa per il genitore che posta sui social le foto dei figli
Apre la strada il tribunale di Roma ed è giusto così: la tutela del minore viene prima di tutto, anche del narcisismo dei genitori
bambini1Si sta creando una giurisprudenza sempre più corposa (e curiosa) intorno al tema bambini, minori e social network. Da una parte perché i genitori sembrano aver smarrito (anzi, non aver mai sviluppato) una bussola sul modo in cui gestirne la presenza sulle piattaforme. Dall’altra perché la loro immagine digitale è divenuta pietra di scambio e di contesa nelle cause di separazione e divorzio.

Sembra tutto molto complesso, ma la sostanza è che i diritti dei minori sono stati stravolti dalla transizione tecnologica e siamo ancora lontanissimi dallo sviluppare un’ecologia del loro rapporto con gli ambienti digitali in cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate.

L’ultima notizia in ordine di tempo non poteva che arrivare da un Tribunale. Quando la politica latita e l’educazione fatica sono le toghe a intervenire a gamba tesa. Il Tribunale di Roma, con un’ordinanza del 23 dicembre 2017 (procedimento 39913/2015) ha stabilito che non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini dei figli ai genitori che ne abbiano fatto un uso distorto ma può anche condannarli al pagamento di una somma proprio in favore dei minori.

La vicenda (non del tutto chiara) riguarda un 16enne e la sua richiesta d’aiuto – tale da domandare perfino di potersi “rifare una vita” negli Stati Uniti – contro una madre che ne esponeva in modo eccessivo l’esistenza online. Il giudice ha ordinato la rimozione di foto e video e vietato ulteriori pubblicazioni, pena 10mila euro di risarcimento al minore, attraverso un tutore, e al marito.
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Un’ordinanza che arriva dopo la sentenza di un altro Tribunale, quello di Mantova, nel quale – sempre nel contesto della revisione dell’affidamento condiviso di due bambini richiesto dall’ex marito – a un’altra donna è stato intimata lo scorso settembre la rimozione dei contenuti mentre si ribadiva un punto: occorre l’accordo di entrambi i genitori per postare materiale di quel tipo. Storica un’altra sentenza del Tribunale di Livorno del 2013, legata alla cancellazione delle foto della figlia minore dalla sua pagina Facebook. E un altro caso ancora risale all’anno seguente ma più limitato nei contorni (riguardava solo una dozzina di immagini).

Ma in fondo non è sufficiente neanche il duplice accordo: a tutela del minore e dello sharenting selvaggio intervengono tante norme che, a prescindere se la pubblicazione sia condivisa o meno, lo difendono dall’abuso della sua immagine sulle piattaforme digitali. Non c’è che una strada: la conoscenza degli ambienti in cui i genitori si muovono e la pubblicazione moderata e ragionata dei contenuti, meglio se coperti o con le fattezze indistinguibili. Perché se lo scenario sembra tanto complicato, in realtà gli strumenti esistono, in certi casi da decenni.

Come la legge sul diritto d’autore, la 633/1941, con gli articoli 96 e 97. O, più di recente, il testo unico sulla privacy (d.lgs. 196/2003) all’articolo 23, che prevede il trattamento dei dati personali col solo consenso dell’interessato. Ci sono poi l’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989, ratificata in Italia con la legge 176/1991, e il codice civile sull’immagine e sulla cura e l’educazione dei figli (un combinato degli art. 10 e 316).

Insomma, c’è poco da fare: come la cronaca ci dimostra è il misuso quotidiano, viziato da una considerazione a dir poco lacunosa dei territori in cui ci si muove – paragonati già nel 2014 dalla Cassazione “luoghi aperti al pubblico” – a far credere che tutto sia possibile. Oppure, per converso, a sollevare almeno da qualche interrogativo per esempio legato all’opportunità, alla frequenza, alla riconoscibilità di certi elementi come la scuola, la palestra, l’abitazione e così via.

La legge dice che non è così, gli esperti dicono che non è obbligatorio (e, anzi, è perfino dannoso, crea un “fardello digitale” ai minori) documentare in modo ossessivo le giornate dei propri figli su Facebook, Instagram e compagnia.

I social network sono già pieni di bambini che più o meno in autonomia aprono profili di cui non dovrebbero disporre o colonizzano applicazioni piegandole a loro immagine: l’idea che i genitori, invece, contribuiscano a questa onnipresenza, alla moltiplicazione delle identità che già le piattaforme favoriscono, ci racconta appunto che il problema sta tutto nella nuova categoria di privacy che queste piattaforme sono riuscite a imporre.

E spesso nel modo meschino con cui i piccoli si trasformano in tasselli di una contronarrazione, specie dopo una separazione, ma quella non è una novità del digitale. C’è solo da sperare che il nuovo regolamento generale europeo sulla protezione dei dati personali consenta agli adulti di tornare a fare il loro mestiere: educare. Per farlo, dovranno prima recuperare il terreno perso mentre i social cambiavano connotati alla società.

https://www.wired.it/internet/social-ne ... aign=wired
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Tribunale Roma: i genitori pubblicano foto dei figli sui soc

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 8 gennaio 2018, 20:18


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Tribunale Roma: i genitori pubblicano foto dei figli sui social, rischiano una multa fino a 10mila euro

Per i genitori che decideranno di pubblicare le fotografie dei figli minorenni su Facebook, Twitter e altri social - ha stabilito il tribunale di Roma con un’ordinanza del 23 dicembre 2017 - non ci sarà solo l’obbligo di rimozione delle immagini dai social network, ma anche il pagamento di una multa.




Tutto è partito - come spiega Il Sole24Ore - dal caso di un ragazzino di 16 anni che ha chiesto «tutela» contro la madre che postava sul web foto e commenti su di lui. Il giudice ha stabilito che se la donna dovesse ripetere il comportamento sarà costretta a «pagare la cifra di 10 mila euro come sanzione». Il riferimento giuridico che ha portato alla decisione del giudice è contenuto nell’articolo 96 della legge sul diritto d’autore che prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni. Senza contare che i minori godono di una tutela rafforzata data dall’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata nel 1989.



La sentenza del Tribunale civile di Roma

Alla madre, è scritto nella sentenza del Tribunale civile di Roma, si «inibisce dal momento della comunicazione del presente provvedimento a la diffusione in social network, comunque denominati, e nei mass media delle immagini, delle informazioni e di ogni dato relativo al figlio e si dispone che provveda entro il 1 febbraio 2018, alla rimozione di immagini, informazioni, dati relativi al figlio dalla stessa inseriti su social network». Lo stesso tribunale «determina ex art. 614-bis c.p.c., nella misura di euro la somma dovuta dal tutore al minore».



Il minore aveva scelto di proseguire gli studi all’estero per stare lontano dall’attuale contesto sociale, nel quale tutti i compagni sarebbero a conoscenza delle sue vicende personali, rese note dalla madre con uso costante e sistematico dei social network. «La circostanza - è scritto ancora nella sentenza del giudice Monica Velletti - non solo è confermata dalla documentazione in atti, ma non è stata smentita dalla stessa nel corso dell’udienza del 31 maggio 2017». «La massiccia presenza mediatica della vicenda del minore, giustifica il turbamento dello stesso e la resistenza a proseguire gli studi in un contesto nel quale particolari della propria vita personale, sono ampiamente noti».

http://www.lastampa.it/2018/01/08/itali ... agina.html
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